| "Le caldarroste di Istanbul" di
Cesare Lorefice
Figlio
mio un giorno sarai grande
e
del vecchio Jussif dalla magra
barba
bianca mente avrai
“sentite
come son buone calde”
ti
pareva di avere il mondo in mano
ed
ai piedi l’abbagliante tappeto
del
Bosforo Dorato con la marea
di
minareti ondeggianti al luccichio
del
tramonto erti verso il cielo
a
pregare il nome di Dio Misericordioso.
E
le castagne diventavan perle
e
pietre preziose a profusione
ma
a cosa son serviti i tuoi gioielli
se
io non son bastato a tenerti lontano
dalle
unghie laccate della bella Rosselana
che
ti ha divorato il cuore e l’anima?
Per
te giovane Solimano costruirò
una
moschea così magnifica che griderà
il
tuo nome ai quattro canti della terra
sino
al giorno del Giudizio quando avran
fine
le tue pene d’amore infinite.
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