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la verità, vi prego, sulla mostra

di Paola De Benedictis

 

Venezia lido. Mostra del Cinema. Sala stampa. Interno Giorno. Ore 13.

L’anteprima di INLAND EMPIRE è terminata da poco. S’alza un giornalista con la spocchia: “Mr Lynch, può spiegarci il senso del suo film?”

Oddiooooo – prego io - Mr Lynch non dica nulla. Mi porti via…mio bianconiglio…

“No” sorride Lynch. E il giornalista mi tracolla accanto.

Grazie Mr Lynch. Ora li mandi pure a quel paese.

 

Il senso del cinema? Perché le nostre vite hanno un senso? Non siamo forse noi testardi a costruirlo? Per controllarle meglio. Perché così ci sembra tutto più leggero? Eppure lo sappiamo: è un autoinganno bell’e buono!

Si spiega forse una poesia? O il buon Picasso ha messo due didascalie alle Mademoliselles D’Avignon?

 

“I miei film sono mondi da abitare”, sorride Lynch.

Su misura – penso ad alta voce  - Io che oggi sono morta, mentre domani ho 5 anni. Questa è la magia. Questo è l’IMPERO del sogno. Così spegnete le luci e fatemi vedere.

Ohhhhhh!

Le star non brillano più a Venezia. I film annoiano. Da Amelio si dorme. Hanno applaudito? Sì, per risvegliarci! Ma io sognavo Castellitto: il mio Leone personale.

Ormai Venezia ha sbaraccato. Il lido “…d’inverno è un concetto che il pensiero non considera…”, canticchia qualcuno, “…alberghi chiusi, manifesti già sbiaditi di pubblicità...”

Mr Lynch andiamo via, ovunque va bene, Mr Lynch.

 

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Rudi Mathematici

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