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ANDREA ROBBIANO

INDICE

 

Nota Biografica

.. una ..

Requiem preventivo

Scritta sul coperchio di una scatola da scarpe

Silenzio!

Per i poeti del disturbo

Per i becchini di Shakespeare

Sospiri sul sagrato del duomo di Prato

Autobus lunga percorrenza

Grigio domani

Sperma rosa

a chi parte

Qui non è lamerica (a scherno del grande schermo)

ancor mi sveglio

6 agosto, democrazia atomica

dorme

Nota Biografica

Sono nato nel 1983  in una città di provincia, che non è l’america, incorniciata da ridenti colline e piangenti centri commerciali.

Adoravo le scuole elementari, detestavo le scuole medie, sono stato il tipico liceale che ogni film generazionale del cazzo vorrebbe avere come soggetto e ora sono il tipico figlio universitario che nessuna madre vorrebbe avere.

Nell’attesa di diventare qualcosa di più nobile scrivo canzoni, spettacoli teatrali e qualcuno mi ha detto poesie.

Una volta fatto questo provo a cantarmele, a recitarmele o a farle recitare.

Sono oltretutto la persona peggiore a cui potreste chiedere di scrivere una piccola nota auto-biografica.

Scrivo per cercare di capire e per far cercare di capire, per questo opero una mini-decostruzione del linguaggio giusto per andare un po’ più in profondo di quei 2 centimetri di pelle che ci separano dall’apparato nervoso.

Sono troppo fintamente modesto o troppo fortemente depresso per poter aggiungere qualcosa su quello che quaglio in materia artistica.

Detto questo mi presento, per una serie di casualità, con il soprannome di altrist….”il triste” perché a dare un’occhiata in giro, spesso, c’è ben poco da ridere.

 

altrist@lillinet.org

 

http://altrist.ilcannocchiale.it

 

 

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  .. una ..

 

Non c’entra

Il profondo ventre che accarezzo

L’occhio selvaggio

D’edera verde

Corpi nudi e pietra,

attimi,

          pelle

                  e umido

attimi, pelle e

                 fuori…         (?)

c’è un mondo vuoto

non cercarci

                     raptus

                          ritmici

         se puoi

non cercarci

                        vertigini

           pericolose

         se puoi

                     non cercarci

                          intuizioni

inspiegabili

                  ma se puoi

           ti prego

DIMMI CHE HAI PIANTO PER ME

 

Non

            Per il sonno rubato

                        Furtivo

Cercando tremolanti carezze

Cercando i tuoi baci

                  e                                              fuga

   SOLO UNA LACRIMA

Non

         Per la mia assenza

         Per i miei sguardi

                  D’aceto

          Per i proverbi venati

              Di cui andavo

                      Lieto

NON

           Per la notte

           Per le chiavi

           Per le stelle

           Perché mi aspettavi

           Per le mie mani

 

           Per le tue grida

Inascoltate

           Per i miei pensieri

                  Neri

             Corvi

                       Anonimi e

                             Illegali

              Per la tua dignità

                         Sdrucciola

Gettata in pasto

                            Ai maiali

 

(non per le coincidenze

                  Della veglia o

Del veglione                 per

             Quattro buchi

                 Distratti

              Sul mio maglione)

NON

           Perché”Sì, hai ragione

           La penso allo stesso modo”

      Per i miei sogni d’amore

                       Appesi

                                   Ad un chiodo

 NON per tutto questo

                    Per l’autobus, il broncio.le

          Tue ciliegie finte

Il mio vagare                              sconcio,la

                       Morte                          e tutto

Il resto          ma

        

    VERSAMI UNA LACRIMA

 Ti prego

Perché sono disperato, perché soffro e non

Lo dico, perché non lo volevo, perché non

Canto il giorno e guarda ai miei

Capelli, perché è tutto orribile,falso

E in rima è tutta una bugia…

 

 

 

 

…..un crimine

Perché mi sento piccolo

            Vile, nudo e sporco

Perché ti amo da morire

            E non so che farmene.

 

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Requiem preventivo

 

E giunsero le bestie

I demolitori di memorie

Anni di melma

Anni di cemento

E giunsero le tigri della morte

Giunsero più lente e sorridenti

Giunsero col vento

 

Il re del mondo da dentro una rupe

Con occhi di siluro

Ci additava fortemente

Avevamo voglia di sguardi di cianuro

Ci diedero miele e alcool per la mente

 

La marea si alzò

Tacque anche la luna

Esplose luce esplose ideologia

Esplose il mondo

E tutto restò intero

Nuovo parlamento, inferno, fantasia

 

Capitan Fracasso nominò il suo ferma carte

Mega presidente del nuovo circo astrale

Mentre madama negra nota femminista

Spalmava vaselina per il suo gran finale

 

Gli obesi e le abat-jour restituivano consenso

Distribuivano stabbi tra i porci ed i maiali

Sempre distinguendo

Sempre opponendo

Per non rischiare di scoprirsi uguali

 

E nella sera calma tacque anche lo stadio

Tacque la risacca tacquero davvero

In punta di piedi nobili aguzzini

Trucidavano in casa i neonati del pensiero

 

 

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Scritta sul coperchio di una scatola da scarpe

 

Mi ha detto “Ti amo”

Di cosa è capace l’essere umano,

orbitando la stanchezza sul fianco

“dammi un piccolo bianco”

 

fine.

 

 

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Silenzio!

 

E sentirete silenzio

Quando sospirerete d’ansia terminata

Per la vostra prossima illegale legalità

Tenderete le aguzze orecchie nel buio

E sentirete silenzio

Quando con passi goffi e cadenzati

Aumenterete la sicurezza

Timbrando l’aria di suoni di morte

E stanchi vi poserete per guardarci

Sentirete silenzio

Quando parlerete di un avvenire trionfante

Di un estasi danzante

Di coppe, di allori, d’incenso e motori

Riempiendovi vicendevolmente i cavi auricolari

Di elogi della vostra faccia

Silenzio solo silenzio

Dall’altra

E quando urlerete la pace maligna

Mischiando al tritolo l’odore di vigna

Sfrecciando nel cielo parole di vita

Evviva il buonsenso la guerra è finita

Allora quel silenzio si farà frastuono

Insopportabile assenza di consenso

E vi aggrapperete con tutta la vostra dignità

Al suono umile

Delle nostra palpebre chiudendosi

 

 

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Per i poeti del disturbo

 

A voi che trascinate la vostra vita

Sempre dalla parte della ragione

Sempre con il sorriso bianco

Sempre con il sorriso.

 

A voi che trovate la tragedia

Nelle vostre storielle

Coi telefoni bianchi

Persi in prefissi e suffissi

Che vi spaventano

Ista, iper, anti

Ai vostri cuori infranti

 

Un ultimo bicchiere sollevato

Dagli osti alle balere

Dalle impalcature del vostro sistema

Ai vostri occhi puliti

Dai cessi battezzati di lacrime

Ai vostri miti falliti

 

Un ultimo sonetto di odio

Di morte, di fine, di disperazione

Perché chi non muore sanguina

E chi non sogna, muore.

 

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Per i becchini di Shakespeare

 

Ai vostri sorrisi acerbi,

che mai hanno conosciuto una risata sincera,

pulita,

fresca del mattino che muore,

Al vostro signore

pastore di anime scadute

che sospinge le vostre fatiche

nella convinzione che la vostra redenzione

è già stata

ancor prima del peccato

Alle vostre madri

che hanno partorito i vostri occhi

piccoli e aguzzi

in modo da poter scrutare meglio

e da più vicino

quel buio da cui arriviamo

in cui termina il cammino

A voi, cari becchini

che dalla luce

riuscite a comprendere il vuoto

l’assenza, il silenzio assoluto

che nessun cervello sa disegnare

che nessun dolore può soffrire

ed ora basta

andate a dormire.

 

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Sospiri sul sagrato del duomo di Prato

 

Freddo,

le parti parziali portano

il loro bottino di stelle

il blu sta venendo giù

sempre più giù

mi soffoca

ho male al maglione

ho male alle lacrime

ho sonno alla pelle

Il rito dello sbadiglio

è morto suicida

tonfato tra queste piastrelle

si e’ sciolto in briciole.

Lo stolto mi grida

volo di silenzio

ho voglia di noia

ho voglia di basta

Il treno squarcia

il fuoco la tasta

i vetri si sfocano

i volti si appannano

il nero di sfondo

il grigio del sole

Aiuto, amor mio

aiuto, lampione

fammi entrare

ho sete di suono

gli sguardi son rampe

le risa son ladre

mi guardo di sbieco

la vita è una pozza

la brace mia madre.

 

 

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Autobus lunga percorrenza

 

L’atrocità

dell’essere umano

necessita

di una giornata di sole

per fiorire

 

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Grigio domani

(Gesù dalla croce, come se fosse un balcone, 

ornato di sangue d'uomo)


Verranno uomini alle vostre porte
i loro stomaci saranno gravi come note d'organo
le loro membra intorpidite
vi chiederanno il lusso di un piccolissimo vizio
e non avranno dita per concederselo
e non avranno denti per auto-ironia
e non avranno la vostra simpatia

Trascineranno sacchi di polvere colorata
fumo nei loro polmoni
fumo dei vostri cannoni

E sarà allora che i vostri pargoli cresciuti
scenderanno sulle strade
costernati da questo dolore sconosciuto
si priveranno della pelle
si priveranno dell'amore
si priveranno
e non potrete chiedere loro
un ultimo diploma
un comandamento di stima

Scenderanno per le lunghe faroge della miseria
deglutiti dal grasso nero della vostra abbazia
della vostra reggia di follia

A milioni e poi milioni abbandoneranno le loro culle
in attesa che la morte li addormenti
in attesa che l'inverno li tormenti
in attesa che il vento gli porti via i denti

E questa moda di fine mondo
vi restituirà il suono di un sonno profondo
vi restituirà il mito del figliol prode
e sui vostri specchi visi da Erode

 

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Sperma rosa

 

Sperma rosa

Sulla nostra vita industriosa,

capitana coraggiosa

che chi vuole può far qualunque cosa

esser prete, padre della sposa

astronauta, presidente, sciantosa,

non se osa.

 

Che ch’ingurgita si sbaglia

ché si scioglie nelle fauci

anche chi ti prende a calci

lo fa poi per il tuo bene

sperma rosa senza pene

né problemi o bluff di sorta

oggidì pietà l’è morta.

 

Sperma rosa profumato

Sopra i poster dello Stato

Sperma non vivificante

Sperma rosa, deodorante

Non si pensa, non si crea

Qui vietiamo genio, idea

Chi si tocca fa peccato

Sperma rosa imbottigliato

 

E l’estetica sovrana

Regna, succhia, un po’ puttana

La demenza in uscita

 

Resta casta, sta punita

All’orgasmo della vita

Poi nascosta arresta e ferma

Non è cosa a noi gradita,

Quel che invece si conferma:

Sperma rosa, rosa sperma

Fra le dita

 

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a chi parte

perché sempre si torna
come alle ginocchia di una vedova
accucciata nel sole del meridione

perché sempre si torna
come quella sera che sono passato
attraverso i vostri visi
con un cappello nuovo trovato sulla mia strada

perché sempre si torna
senza neanche saperlo
su centimetri di pelle profumati
su metri d'asfalto
senza dare spazio al tumulto
degli annegati

perché sempre si torna e sempre si resta
soli ad aspettare che torni
chi resta altrove, lontano
dal nostro sole meridione
dalle nostre sere campagnole
dalle nostre pelli profumate
dalla nostra smania di vita
di controllarne gli eccessi
perché sempre si torna agli altri
raramente a noi stessi

 

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Qui non è lamerica (a scherno del grande schermo)

qui da noi non è lamerica
non è distesa di vita inesplorata
che qui i contadini e gli ubriachi
l'hanno solcata di infiniti passi
passi di gioia passi di morte
passi di spassi, passi d'amara
passi di bara.
e quando cade la neve
la neve pulita, la neve sporca
la neve grebana
siamo noi che ci addolciamo
e anche l'ultimo dei fracassoni
sembra una poesia di gesti
sembra il personaggio di un presepe blasfemo
Qui non è lamerica
quando ci si trascina le notti insonni
fuori dal mondo, fuori da un gruppo
respirando un giorno il destino a diventare se stessi
ma mantenendo quel segreto prezioso all'interno
delle proprie quattro mura di viscere
indolenti, incoscienti
frustrati dai sorrisi patinati
della vostramerica
infastiditi dal blatericcio scaltro di chi ha sempre la parola buona
qui siamo fuori da voi fuori dal tutto
la provincia ci inghiotte e rigetta
solo quando c'è trippa per gatti
solo quando c'è del sangue da fotografare
uno scandalo breve da raccontare
qui non è lamerica
e se fosse lamerica non sarebbe importante
che qui si è tutti come le mattine mandrogne
dispersi nella nebbia fumosa del sole
silenzio soltanto silenzio del globo
ed un crepitare di vita
da qualche parte
ma non qui

 

 

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ancor mi sveglio

perdono padre
ma no so che farmene
questi passi incerti sul pianeta
mi stringono le caviglie
come lacci di pietra

perdono padre
ma non so che farmene
dal buio ritorna
e ogni notte mi annuncia
il dio precario
il mio inizio
la mia fine
con i brandelli della mia memoria
malamente pigiati insieme

sono stanco padre

le ossa scricchiolano
i denti cedono
gli occhi si piegano
e le mie mani
fingono

escono da questo cataclisma indenni
suonano
scrivono
accarezzano

e illudono che tutto sia intonso

ma le pareti crollano
stridendo
le pareti del tuo tempio
che hai chiamato figlio 

 

 

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6 agosto, democrazia atomica

 

Il 6 agosto ci sono quasi nato io (gran danno)
E quel giorno,d'altr'anno, penso che Dio
s'è distratto
forse che il gatto era un attimo entrato dalla finestra della sua cucina
e lui aveva un crostata appena sfornata che gli era costata fatica
Anzi si era accorto che gli era venuto più difficile
creare quell’impasto a mano
che plasmare in qualche ora un essere umano
Questo gli accadeva più o meno,
60 anni fa,
che per lui son minuti secondi
per noi sono anni dei nostri immondi mondi
E' proprio quel giorno, ritorno,
un essere umano più facile di una crostata
decide di mettere fine alla vita, alla morte, alla sorte
lanciando e lasciando un boato dall'alto
lasciando e lanciando un breve ronzio
poi più nulla
essendo distratto si bulla del lavoro di Dio.
Ed oggi, pensate, stanno ancora cercando
quel Little Boy, quel guaglione
che combinò la marachella dell'esplosione.
E fan spedizioni punitive
e guerre preventive
che chi c'ha quel fungo di sicuro è cattivo
noi ammazziamo solo per motivi buoni
e non rompeteci i coglioni
che ci è sfuggita, scivolata,
l'intenzione non era cattiva
e poi, perdonate, noi vogliam l'esclusiva.

 

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dorme

 

lei dorme nel mio letto
o forse dormirà
sta adagiandosi
frusciando tra gli inutili vestiti
morbida si scopre
si accascia
ed estende
sul corpo il suo corpo
si arrende
ascolta ancora un breve ticchettio
domanda "che scrivi?"
poi tace
addio
è pace.

 

 

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