Nota
Biografica
Sono
nato nel 1983 in una città
di provincia, che non è l’america, incorniciata da ridenti colline e
piangenti centri commerciali.
Adoravo
le scuole elementari, detestavo le scuole medie, sono stato il tipico
liceale che ogni film generazionale del cazzo vorrebbe avere come soggetto
e ora sono il tipico figlio universitario che nessuna madre vorrebbe
avere.
Nell’attesa
di diventare qualcosa di più nobile scrivo canzoni, spettacoli teatrali e
qualcuno mi ha detto poesie.
Una
volta fatto questo provo a cantarmele, a recitarmele o a farle recitare.
Sono
oltretutto la persona peggiore a cui potreste chiedere di scrivere una
piccola nota auto-biografica.
Scrivo
per cercare di capire e per far cercare di capire, per questo opero una
mini-decostruzione del linguaggio giusto per andare un po’ più in
profondo di quei 2 centimetri di pelle che ci separano dall’apparato
nervoso.
Sono
troppo fintamente modesto o troppo fortemente depresso per poter
aggiungere qualcosa su quello che quaglio in materia artistica.
Detto
questo mi presento, per una serie di casualità, con il soprannome di
altrist….”il triste” perché a dare un’occhiata in giro, spesso,
c’è ben poco da ridere.
altrist@lillinet.org
http://altrist.ilcannocchiale.it
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..
una ..
Non
c’entra
Il
profondo ventre che accarezzo
L’occhio
selvaggio
D’edera
verde
Corpi
nudi e pietra,
attimi,
pelle
e umido
attimi,
pelle e
fuori…
(?)
c’è
un mondo vuoto
non
cercarci
raptus
ritmici
se puoi
non
cercarci
vertigini
pericolose
se puoi
non cercarci
intuizioni
inspiegabili
ma se puoi
ti
prego
DIMMI
CHE HAI PIANTO PER ME
Non
Per il sonno rubato
Furtivo
Cercando
tremolanti carezze
Cercando
i tuoi baci
e
fuga
SOLO UNA LACRIMA
Non
Per la mia assenza
Per i miei sguardi
D’aceto
Per i proverbi venati
Di cui andavo
Lieto
NON
Per la notte
Per le chiavi
Per le stelle
Perché mi aspettavi
Per le mie mani
Per le tue grida
Inascoltate
Per i miei pensieri
Neri
Corvi
Anonimi e
Illegali
Per la tua dignità
Sdrucciola
Gettata
in pasto
Ai maiali
(non
per le coincidenze
Della veglia o
Del
veglione
per
Quattro buchi
Distratti
Sul mio maglione)
NON
Perché”Sì,
hai ragione
La penso allo stesso modo”
Per i miei sogni d’amore
Appesi
Ad un chiodo
NON
per tutto questo
Per l’autobus, il broncio.le
Tue ciliegie finte
Il
mio vagare
sconcio,la
Morte
e tutto
Il
resto
ma
VERSAMI UNA LACRIMA
Ti
prego
Perché
sono disperato, perché soffro e non
Lo
dico, perché non lo volevo, perché non
Canto
il giorno e guarda ai miei
Capelli,
perché è tutto orribile,falso
E
in rima è tutta una bugia…
…..un
crimine
Perché
mi sento piccolo
Vile, nudo e sporco
Perché
ti amo da morire
E non so che farmene.
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Requiem
preventivo
E
giunsero le bestie
I
demolitori di memorie
Anni
di melma
Anni
di cemento
E
giunsero le tigri della morte
Giunsero
più lente e sorridenti
Giunsero
col vento
Il
re del mondo da dentro una rupe
Con
occhi di siluro
Ci
additava fortemente
Avevamo
voglia di sguardi di cianuro
Ci
diedero miele e alcool per la mente
La
marea si alzò
Tacque
anche la luna
Esplose
luce esplose ideologia
Esplose
il mondo
E
tutto restò intero
Nuovo
parlamento, inferno, fantasia
Capitan
Fracasso nominò il suo ferma carte
Mega
presidente del nuovo circo astrale
Mentre
madama negra nota femminista
Spalmava
vaselina per il suo gran finale
Gli
obesi e le abat-jour restituivano consenso
Distribuivano
stabbi tra i porci ed i maiali
Sempre
distinguendo
Sempre
opponendo
Per
non rischiare di scoprirsi uguali
E
nella sera calma tacque anche lo stadio
Tacque
la risacca tacquero davvero
In
punta di piedi nobili aguzzini
Trucidavano
in casa i neonati del pensiero
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Scritta
sul coperchio di una scatola da scarpe
Mi
ha detto “Ti amo”
Di
cosa è capace l’essere umano,
orbitando
la stanchezza sul fianco
“dammi un piccolo bianco”
fine.
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Silenzio!
E sentirete silenzio
Quando
sospirerete d’ansia terminata
Per
la vostra prossima illegale legalità
Tenderete
le aguzze orecchie nel buio
E sentirete silenzio
Quando
con passi goffi e cadenzati
Aumenterete
la sicurezza
Timbrando
l’aria di suoni di morte
E
stanchi vi poserete per guardarci
Sentirete silenzio
Quando
parlerete di un avvenire trionfante
Di
un estasi danzante
Di
coppe, di allori, d’incenso e motori
Riempiendovi
vicendevolmente i cavi auricolari
Di
elogi della vostra faccia
Silenzio solo silenzio
Dall’altra
E
quando urlerete la pace maligna
Mischiando
al tritolo l’odore di vigna
Sfrecciando
nel cielo parole di vita
Evviva
il buonsenso la guerra è finita
Allora
quel silenzio si farà frastuono
Insopportabile
assenza di consenso
E
vi aggrapperete con tutta la vostra dignità
Al
suono umile
Delle
nostra palpebre chiudendosi
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Per
i poeti del disturbo
A
voi che trascinate la vostra vita
Sempre
dalla parte della ragione
Sempre
con il sorriso bianco
Sempre
con il sorriso.
A
voi che trovate la tragedia
Nelle
vostre storielle
Coi
telefoni bianchi
Persi
in prefissi e suffissi
Che
vi spaventano
Ista,
iper, anti
Ai
vostri cuori infranti
Un
ultimo bicchiere sollevato
Dagli
osti alle balere
Dalle
impalcature del vostro sistema
Ai
vostri occhi puliti
Dai
cessi battezzati di lacrime
Ai
vostri miti falliti
Un
ultimo sonetto di odio
Di
morte, di fine, di disperazione
Perché
chi non muore sanguina
E
chi non sogna, muore.
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Per
i becchini di Shakespeare
Ai
vostri sorrisi acerbi,
che
mai hanno conosciuto una risata sincera,
pulita,
fresca
del mattino che muore,
Al
vostro signore
pastore
di anime scadute
che
sospinge le vostre fatiche
nella
convinzione che la vostra redenzione
è
già stata
ancor
prima del peccato
Alle
vostre madri
che
hanno partorito i vostri occhi
piccoli
e aguzzi
in
modo da poter scrutare meglio
e
da più vicino
quel
buio da cui arriviamo
in
cui termina il cammino
A
voi, cari becchini
che
dalla luce
riuscite
a comprendere il vuoto
l’assenza,
il silenzio assoluto
che
nessun cervello sa disegnare
che
nessun dolore può soffrire
ed
ora basta
andate a dormire.
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Sospiri
sul sagrato del duomo di Prato
Freddo,
le
parti parziali portano
il
loro bottino di stelle
il
blu sta venendo giù
sempre
più giù
mi
soffoca
ho
male al maglione
ho
male alle lacrime
ho
sonno alla pelle
Il
rito dello sbadiglio
è
morto suicida
tonfato
tra queste piastrelle
si
e’ sciolto in briciole.
Lo
stolto mi grida
volo
di silenzio
ho
voglia di noia
ho
voglia di basta
Il
treno squarcia
il
fuoco la tasta
i
vetri si sfocano
i
volti si appannano
il
nero di sfondo
il
grigio del sole
Aiuto,
amor mio
aiuto,
lampione
fammi
entrare
ho
sete di suono
gli
sguardi son rampe
le
risa son ladre
mi
guardo di sbieco
la
vita è una pozza
la
brace mia madre.
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Autobus
lunga percorrenza
L’atrocità
dell’essere
umano
necessita
di
una giornata di sole
per
fiorire
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Grigio
domani
(Gesù dalla
croce, come se fosse un balcone,
ornato
di sangue d'uomo)
Verranno
uomini alle vostre porte
i loro stomaci saranno gravi come note d'organo
le loro membra intorpidite
vi chiederanno il lusso di un piccolissimo vizio
e non avranno dita per concederselo
e non avranno denti per auto-ironia
e non avranno la vostra simpatia
Trascineranno
sacchi di polvere colorata
fumo nei loro polmoni
fumo dei vostri cannoni
E sarà
allora che i vostri pargoli cresciuti
scenderanno sulle strade
costernati da questo dolore sconosciuto
si priveranno della pelle
si priveranno dell'amore
si priveranno
e non potrete chiedere loro
un ultimo diploma
un comandamento di stima
Scenderanno per
le lunghe faroge della miseria
deglutiti dal grasso nero della vostra abbazia
della vostra reggia di follia
A milioni e
poi milioni abbandoneranno le loro culle
in attesa che la morte li addormenti
in attesa che l'inverno li tormenti
in attesa che il vento gli porti via i denti
E questa
moda di fine mondo
vi restituirà il suono di un sonno profondo
vi restituirà il mito del figliol prode
e sui vostri specchi visi da Erode
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Sperma
rosa
Sperma
rosa
Sulla
nostra vita industriosa,
capitana
coraggiosa
che
chi vuole può far qualunque cosa
esser
prete, padre della sposa
astronauta,
presidente, sciantosa,
non
se osa.
Che
ch’ingurgita si sbaglia
ché
si scioglie nelle fauci
anche
chi ti prende a calci
lo
fa poi per il tuo bene
sperma
rosa senza pene
né
problemi o bluff di sorta
oggidì
pietà l’è morta.
Sperma
rosa profumato
Sopra
i poster dello Stato
Sperma
non vivificante
Sperma
rosa, deodorante
Non
si pensa, non si crea
Qui
vietiamo genio, idea
Chi
si tocca fa peccato
Sperma
rosa imbottigliato
E
l’estetica sovrana
Regna,
succhia, un po’ puttana
La
demenza in uscita
Resta
casta, sta punita
All’orgasmo
della vita
Poi
nascosta arresta e ferma
Non è cosa a noi gradita,
Quel che invece si conferma:
Sperma
rosa, rosa sperma
Fra
le dita
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a
chi parte
perché
sempre si torna
come alle ginocchia di una vedova
accucciata nel sole del meridione
perché sempre si torna
come quella sera che sono passato
attraverso i vostri visi
con un cappello nuovo trovato sulla mia strada
perché sempre si torna
senza neanche saperlo
su centimetri di pelle profumati
su metri d'asfalto
senza dare spazio al tumulto
degli annegati
perché sempre si torna e sempre si resta
soli ad aspettare che torni
chi resta altrove, lontano
dal nostro sole meridione
dalle nostre sere campagnole
dalle nostre pelli profumate
dalla nostra smania di vita
di controllarne gli eccessi
perché sempre si torna agli altri
raramente a noi stessi
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Qui
non è lamerica (a scherno del grande schermo)
qui da noi
non è lamerica
non è distesa di vita inesplorata
che qui i contadini e gli ubriachi
l'hanno solcata di infiniti passi
passi di gioia passi di morte
passi di spassi, passi d'amara
passi di bara.
e quando cade la neve
la neve pulita, la neve sporca
la neve grebana
siamo noi che ci addolciamo
e anche l'ultimo dei fracassoni
sembra una poesia di gesti
sembra il personaggio di un presepe blasfemo
Qui non è lamerica
quando ci si trascina le notti insonni
fuori dal mondo, fuori da un gruppo
respirando un giorno il destino a diventare se stessi
ma mantenendo quel segreto prezioso all'interno
delle proprie quattro mura di viscere
indolenti, incoscienti
frustrati dai sorrisi patinati
della vostramerica
infastiditi dal blatericcio scaltro di chi ha sempre la parola buona
qui siamo fuori da voi fuori dal tutto
la provincia ci inghiotte e rigetta
solo quando c'è trippa per gatti
solo quando c'è del sangue da fotografare
uno scandalo breve da raccontare
qui non è lamerica
e se fosse lamerica non sarebbe importante
che qui si è tutti come le mattine mandrogne
dispersi nella nebbia fumosa del sole
silenzio soltanto silenzio del globo
ed un crepitare di vita
da qualche parte
ma non qui
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ancor
mi sveglio
perdono
padre
ma no so che farmene
questi passi incerti sul pianeta
mi stringono le caviglie
come lacci di pietra
perdono padre
ma non so che farmene
dal buio ritorna
e ogni notte mi annuncia
il dio precario
il mio inizio
la mia fine
con i brandelli della mia memoria
malamente pigiati insieme
sono stanco padre
le ossa scricchiolano
i denti cedono
gli occhi si piegano
e le mie mani
fingono
escono da questo cataclisma indenni
suonano
scrivono
accarezzano
e illudono che tutto sia intonso
ma le pareti crollano
stridendo
le pareti del tuo tempio
che hai chiamato figlio
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6
agosto, democrazia atomica
Il
6 agosto ci sono quasi nato io (gran danno)
E quel giorno,d'altr'anno, penso che Dio
s'è distratto
forse che il gatto era un attimo entrato dalla finestra della sua cucina
e lui aveva un crostata appena sfornata che gli era costata fatica
Anzi si era accorto che gli era venuto più difficile
creare quell’impasto a mano
che plasmare in qualche ora un essere umano
Questo gli accadeva più o meno,
60 anni fa,
che per lui son minuti secondi
per noi sono anni dei nostri immondi mondi
E' proprio quel giorno, ritorno,
un essere umano più facile di una crostata
decide di mettere fine alla vita, alla morte, alla sorte
lanciando e lasciando un boato dall'alto
lasciando e lanciando un breve ronzio
poi più nulla
essendo distratto si bulla del lavoro di Dio.
Ed oggi, pensate, stanno ancora cercando
quel Little Boy, quel guaglione
che combinò la marachella dell'esplosione.
E fan spedizioni punitive
e guerre preventive
che chi c'ha quel fungo di sicuro è
cattivo
noi ammazziamo solo per motivi buoni
e non rompeteci i coglioni
che ci è sfuggita, scivolata,
l'intenzione non era cattiva
e poi, perdonate, noi vogliam l'esclusiva.
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dorme
lei
dorme nel mio letto
o forse dormirà
sta adagiandosi
frusciando tra gli inutili vestiti
morbida si scopre
si accascia
ed estende
sul corpo il suo corpo
si arrende
ascolta ancora un breve ticchettio
domanda "che scrivi?"
poi tace
addio
è pace.
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