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Whisky
di via Nikolajevka è una fiction, intervallata da interviste
a più generazioni che convivono in questa storica via
milanese. In particolare è la storia di un ragazzo, Whisky,
che immigrato dalla Puglia con sua madre, una maestra, è
andato ad abitare nei pressi di Baggio, appunto in via
Nikolajevka. E' importante specificare che questa via, fin
dall'inizio degli anni '80, è stata, più che una semplice
via, una comunità popolata da immigrati provenienti dal Sud
Italia; c'erano solo tre palazzi, l'uno, il tre e il cinque;
ci sono ancora adesso i ragazzi di strada che c'erano allora e
ne continuano a parlare orgogliosamente come chi sopravvive
nella giungla, una giungla fatta di palazzi in costruzione e
di ragazzini che si rubano le lettere delle insegne
pubblicitarie più grandi di loro.
Nelle interviste ai protagonisti emerge com'è cambiato,
adesso, l'essere "ragazzi di zona": quelli di
allora, ora sono i padri o gli zii dei nuovi, qualcuno è
andato in galera, poi è uscito e ha messo su famiglia,
qualcun altro è ancora "in piazza" e lo puoi
trovare nei bar del quartiere. Whisky è un ragazzo come
tanti; fa abuso di alcool, da qui il suo soprannome: nel giro
di pochi giorni dal suo arrivo si integra perfettamente con i
ragazzi della via, la sua voce cambia, le vocali si chiudono e
diviene "milanese" pensante e parlante. Vive in un
bilocale con la madre, che sogna per lui un futuro dignitoso;
il padre, invalido e disoccupato, ha preferito rimanere ad
alcolizzarsi in Puglia, anche se la moglie spera in una sua
venuta cercandogli un lavoro al nord.
Whisky entra in una banda di gente grande, dapprima fa il
magazziniere di cocaina e tutto sembra andare per il meglio,
in seguito durante una rapina uccide accidentalmente una
ragazza e da li inizia la decadenza nell'alcool che lo porterà
ad una redenzione idrica aggravata dall'abuso di sostanze
stupefacenti. Sia gli amici grandi che quelli della sua età
lo abbandonano. Whisky amareggiato e sofferente per via dei
dolori di pancia assume un acido che, agisce da "fattore
scatenante" facendogli tornare alla mente le violenze del
padre sulla madre. Da lì il ricovero in fin di vita in
ospedale.
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