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*Luxor,
2 Luglio 2006.*
* *
Ho messo piede sul suolo egiziano da poco più di quattro ore
e mi ritrovo seduto ad un tavolino della *Lady Sophia* con i
capelli scompigliati dal ghibli ed i riflessi della luna
danzanti sulle acque del Nilo alla mia sinistra.
Un caldo torrido, ma secco, avvolge i miei pensieri, mentre
Ilaria è sdraiata sul letto della nostra camera esausta.
Un'ora fa passeggiavamo per il centro di Luxor con alcuni
italiani e Mustapha, un ragazzino egiziano che si era
"offerto" di farci da guida. Poco meno di un'ora di
cammino fra le macerie e le rovine fatiscenti di quella che fu
l'antica Tebe. Centinaia di bazar "acchiappaturisti"
e decine di fantomatici mercatini arabi sparsi tra defecamenti
e residui organici e non.
Polvere di miseria islamica farcita di controcultura
occidentale, ipocrisia, maleducazione, sdegno e ironia.
Ed il Nilo sogghigna maestoso con il suo scettro d'acqua
seduto sul suo trono imponente di Storia.
Ed io mi accendo un'altra sigaretta e sorseggio karkadè,
prima di cullarmi nelle braccia di Ilaria e di cominciare,
finalmente, questo viaggio nel passato.
A domani.
*Esna, 3 Luglio 2006.*
* *
Sono seduto di fianco ad Ilaria stremati, ma sazi di cultura.
Siamo ad Esna e la voce melodiosa del Muezzin vibra
insinuandosi tra l'aria afosa. Il lungo Nilo di Esna è
semideserto, sembra molto meno caotica di Luxor, tuttavia si
respira un retrogusto di diffidenza.
Questa mattina all'alba abbiamo visitato la valle dei Re e la
valle delle Regine immergendoci in una sorta di altro mondo
parallelo e affascinante. Le tombe dei tre Ramses, la tomba di
Tutankhamon, quali incredibili sensazioni, quali profumi
agrodolci di vissuto, quale magia. Poi la tomba del Principe
Kha em-Waset, figlio di Ramses III, una moltitudine di colori
protetti dalla volta celeste, da migliaia di stelle nel blu.
Purtroppo la meravigliosa tomba di Nefertari non era aperta al
pubblico.
Nella tarda mattinata siamo giunti al tempio di Hatshepsut,
non prima di soffermarci ad ammirare la magnifica forza dei
colossi di Memnon che giocavano a nascondino con le
mongolfiere colme di turisti danarosi. Deir el-Bahri, il
tempio di Hatshepsut, senza respiro, senza parole. Tutti i
sensi del mio corpo erano come estasiati dinnanzi a ciò che
avevo intorno e dentro me. Sarei voluto restare lì ad
addormentarmi con il sole, ma il tempo, come spesso accade,
non giocava a mio favore. Sapevo, però, che quello sarebbe
stato un arrivederci e non un addio.
Verso l'ora di pranzo e con una temperatura di circa 45°,
finalmente, entriamo nella foresta di colonne per eccellenza,
il tempio di Luxor con il suo magnifico viale delle Sfingi.
Opera di Amenophi III e Ramses II questo capolavoro
architettonico ha la capacità di renderti protagonista e
quindi, in un certo senso, Faraone, appena varchi il primo
cortile.
Dal tempio di Luxor percorrendo con la fantasia il lungo
dromos giungiamo a Karnak seconda ed ultima tappa di questa
metà giornata. E' qui che un alto recinto di mattoni
racchiudeva una sorta di città santa pensata per celebrare
misteriose cerimonie ed è qui che si erge il grande tempio di
Amon-Re. Migliaia di anni sollevati con il mio dito mignolo,
dove risale il Nilo scende la storia e mi ritrovo a scrivere
parole punteggiate da feluche bianche.
*Kom Ombo, 4 Luglio 2006.*
* *
Dietro di me svetta, dall'alto di una sorta di acropoli
egizia, il tempio illuminato di Sobek e Haroeris in tutto il
suo splendore. La mattinata era cominciata con la visita a
Edfu del tempio di Horus colui che coniugava la fusione tra
celeste e terreste, testa di falco, corpo d'uomo, figlio di
Iside Osiride, bellicoso e possente proprio come il tempio a
lui dedicato.
Dopo circa cinque ore di navigazione sul fratello Nilo siamo
giunti a Kom Ombo e dopo l'interessante visita al tempio di
Sobek il dio coccodrillo e di Haroeris il dio guaritore, siamo
stati in compagnia di alcuni amici, tra i quali Laura e
Agnese, a prendere un thè caldo e fumare il narghilè in un
tipico caffè arabo sospesi in un'oasi di tempo non
identificabile.
Mentre scrivo è la mattina del 5 luglio e la nostra *Lady
Sophia *sta attraccando al porto di Assuan. Per sempre da
sempre.
*Assuan, 5 Luglio 2006.*
* *
E' il mio quarto risveglio nello Misr. Ho trascorso la
mattinata in barca a motore lungo le rive del Nilo nubiano. Si
dice che la lingua nubiana sia solo parlata e non scritta e,
quindi, cercherò con queste mie poche righe si sfatare questa
leggenda-verità. Un piccolo giro su una piccola barca per
ammirare l'isola Elefantina, il giardino botanico, il mausoleo
dell'Aga Khan e i piccoli villaggi nubiani situati lungo le
sponde del fiume. Verso l'ora di pranzo siamo stati a visitare
la grande diga di Assuan terminata nel 1964 ed abbiamo dato
un'occhiata alla vecchia diga, quando, onestamente, avrei
preferito andare a vedere l'obelisco incompleto nella grande
cava di granito. Il pomeriggio visita al tempio di Philae
sull'omonima isola, tempio che venne spostato a seguito
dell'innalzamento delle acque del lago artificiale Nasser, tra
il 1972 e il 1980, dall'isola di Agilkia dove,
originariamente, risiedeva. Fino al 1980, infatti, le sue
straordinarie meraviglie erano semisommerse dall'acqua ed
erano visibili soltanto due mesi l'anno. La notte è scivolata
via lentamente e le risa dei bambini mi hanno fatto da ninna
nanna.
*Il Cairo, 6 Luglio 2006.*
* *
Partenza in aereo da Assuan ad Abu Simbel in mattinata e
visita del grande tempio dedicato a Ramses II e del piccolo
tempio dedicato ad Hathor, la madre universale. Anche se, in
realtà, il piccolo tempio venne dedicato da Ramses II alla
regina Nefertari, sua moglie prediletta.
Uno spettacolo inverosimile di bellezza artistica miscelato
con l'imponenza delle statue di Ramses all'entrata del grande
tempio. Meravigliosi anche i geroglifici all'interno tra i
quali spicca la splendida battaglia di Qadesh.
Non è da meno il piccolo tempio che, anch'esso scavato nel
declivio roccioso, rivolge al lago Nasser la facciata.
Nel primo pomeriggio trasferimento in aereo per il Cairo e
sistemazione allo Sheraton Hotel di Heliopolis.
La sera in giro per le strade della città dei mille minareti,
città in cui l'unica regola è non avere regole ed in cui
tutto è barattabile e trattabile, anche la vita. La città
dei morti, un autentico cimitero abitato, il ponte el-Tahrir,
il ponte degli innamorati, il monumento funebre al presidente
Sadat, assassinato nel 1981.
Lentamente torniamo al nostro albergo di Heliopolis.
Insciallah.
*Il Cairo, 7 Luglio 2006.*
* *
Risveglio con un'abbondante colazione all'inglese e partenza
per il sito archeologico di Giza. Visita delle piramidi di
Cheope, Chefren e Micerino. Siamo entrati dentro le piramidi
di Cheope e Chefren un'esperienza mistica e trascendentale al
tempo stesso, come penetrare la storia, entrare nel suo cuore
e sentirne il battito pulsante. Poi tappa al museo che ospita
la barca sacra ed infine alla scoperta della Sfinge che
sembrava guardarmi compiaciuta e sorridermi. Dopo il pranzo in
un ristorantino tipico a base di pesce ci siamo trasferiti a
Memphis che fu la prima capitale d'Egitto ed abbiamo ammirato,
tra le altre cose, il colosso di Ramses.
Nel tardo pomeriggio ci siamo diretti a Saqqara ad ammirare la
piramide a gradoni, la prima, storica, piramide dedicata a
Zoser e creata da Imhotep costruendo a più riprese, sopra una
mastaba a pianta quadrata, una piramide, appunto, simbolo
dell'ascesa divina dopo la morte.
Dopo la cena in albergo, fuga in taxi alla volta di el Qahira,
tante città in una, l'anarchia immersa nella tradizione, la
caoticità e la lentezza, più semplicemente il Cairo. Un
lungo girovagare per Khan el-Khalili in compagnia di qualche
straniero con zaino e taccuino poi la sosta al Cafè Fishawi
tra un thè alla menta ed una fumata di narghilè, sperando di
incrociare lo sguardo di Nagib Mahfuz intento a scrivere uno
dei suoi capolavori. Ed infine la corsa nella notte a bordo di
un vecchio taxi con Ilaria, Agnese e Laura terrorizzate sul
sedile posteriore, mentre la mia mano di scrittore
teneva salda il volante e si dirigeva verso la poesia più
pura del viaggio, l'imprevisto.
*Il Cairo, 8 Luglio 2006.*
* *
Alzarsi dal letto stamattina è stato traumatico, ma un buon
caffè ed un bicchiere di succo d'arancia mi hanno aiutato a
vincere la mia battaglia fittizia ed evitare di assumere
posizioni ieratiche e oniriche nel corso della giornata che mi
sarei apprestato a condurre.
Subito dopo colazione partenza per il cuore medievale del
Cairo verso el-Qala, la cittadella fondata nel 1176 da
Saladino e visita delle moschee di Muhammad Ali e di en-Nasir
Muhammad.
Nella tarda mattinata arrivo al meraviglioso museo egizio e,
finalmente, visita dei tesori della tomba di Tutankhamon con
la maestosa maschera funeraria in oro massiccio, incrostata di
lapislazzuli, quarzi e vetro blu. Credevo di sognare ed invece
mi trovavo proprio davanti a quel miracolo. Vederla era sempre
stato uno dei miei sogni e lo avevo realizzato.
Pranzo all'Hard Rock Cafè con Ilaria dopo un'estenuante
passeggiata sul lungo Nilo con il sole a capofitto sulle
nostre teste e pomeriggio di nuovo al mercato di Khan
el-Khalili ad immergerci tra profumi, rumori e colori delle
mille botteghe. Si deve a un grande Khan caravanserraglio
costruito intorno al 1380 dall'emiro el-Khalil sul luogo della
tomba degli antichi califfi fatimidi, il nome di questo
pittoresco bazar. Un ultimo saluto al Cafè Fishawi, il caffè
degli specchi, ed il ritorno in albergo per la cena. La notte
ci riporterà nella piana di Giza ad assistere allo spettacolo
di suoni e luci di fronte alle piramidi. Il nostro viaggio sta
per concludersi ed un ultimo saluto a Cheope, Chefren,
Micerino e la Sfinge è il modo migliore per accarezzare la
Storia e sussurrarle all'orecchio: " Grazie di tutto ciò
che mi hai donato in questi giorni, conserverò tutto con cura
nello scrigno della mia anima".
Alle cinque del mattino ci aspetta l'aereo che ci riporterà
in Italia dall'aereoporto del Cairo. Jalla, Jalla.
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