Nota
bio-bibliografica
E’
nata a Trani nel 1978, ma vive a Roma e lavora in Rai.
Ama,
non riamata il Jack di cuori che ha 49 anni.
Conosce a memoria Indagine
su un cittadino al disopra di ogni sospetto.
Non
ha il comodino, ma Bukowski accanto al letto.
A qualunque ora è sempre fatta di cinema e scrittura.
Ha
pubblicato in La gabbia dell’orgoglio (Aracne),
Paure gemelle (Aracne),
Navigando nelle Parole
vol.10 (Il Filo), Specchio
de La Stampa, n. 193; Antologia Zapping di Radio Rai1, Fotoscritture
(Ed. Lietocolle, 2005), IOscrivo-poesia (Perrone
Editore, 2005).
Nel
2003 ha vinto il concorso “Voci Nuove” organizzato dalla
casa editrice Il Filo e nel 2005 il concorso
IOscrivo-poesia indetto dalla Giulio Perrone Editore.
Al
suo attivo anche sceneggiature ed installazione artistiche.
Attualmente sta preparando un romanzo breve.
Di
sé dice che sottovaluta sempre le conseguenze delle cose.
Le
quindici poesie presentate in queste pagine sono una selezione
di "Voglio morire con la pancia vuota".
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FAZZOLETTO
Ti mando i saluti del mio ultimo pranzo.
Sono portati nel fazzoletto degli avanzi
che spiego e stendo quando mi schifo.
Volevo condividere i miei quattro scarti,
questi resti di cibo
che s’incollano al vuoto.
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10
primo movimento
Il fantasma di Kafka
pesa sui miei polmoni.
Mi costringe a
scriverti queste poche ossa
allineando le
articolazioni sui tralicci dei ginocchi.
Il mio peso di latta
scava a mani nude
nella polpa dei tuoi riflessi.
Così ti vedo nella
terra.
Nel passo
dell’acqua.
Nel cortile del pozzo.
Dove lentamente la
notte palombara affonda,
mentre il giorno fa
l’agopuntura all’orizzonte
II.
Avevo già iniziato a
sgranare i miei palmi.
I coralli nel rosso.
Un’altra madonna cui
incollare il mio schifo.
Appena un respiro
e tu eri la carne
della terra.
Il pianto ferroso
dell’oceano.
Ma poi, dietro la
carezza,
le vele a pugnale.
Sulla maglia che mi
porto incollata alle ossa.
Piango.
Non ho lacrime.
Piango.
Già smetto.
Dammi un'altra ora,
cristo, un’altra.
Non sono una donna,
non ho sangue.
Illusione col sapore
di biscotto,
al burro.
Troppi in
gola-intestino.
Così, nauseata,
affondo la ciurma
e mi lascio alla
deriva.
III.
Non si ricuce nella
carne dei miei occhi
il buco nero del tuo
strappo.
Ti do il mio cuore in
cambio del tuo fegato.
In fiore.
secondo movimento (o
dell’accettazione)
Strappo via le tue
dita e le parole di cuoio
che già masticavo nei
pomeriggi impiccati.
Erano madonna, io
l’altare.
Ho assorbito il tuo
fiume infetto,
ma l’età è un
castigo. L’inguine il delitto.
terzo movimento (o del
rovesciamento)
Non tornare tra le
righe di questa maglia che indosso.
Il nostro tempo sul
mare, ricordi?
Era il mio compleanno:
avrei perso
l’orologio che mi regalavi.
Lo sapevi.
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padre
Edifici cancerogeni dietro ciglia bibliche
fanno lacrime nere come piccole bare.
Padre,
monarca di secche mestruazioni e mattonelle
verdi
ho dipendenza dal tuo cuore di spigoli.
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linguiti
Occhi come monasteri
stellati
all’idrogeno.
Quando mi guardi la carta da parati si scuote.
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TENTATIVO
Nel cielo del mio dorso s’infigge un riflesso,
il ricordo di una scogliera mai vista.
Sfregata da spume di sillabe storte- Le mie.
Toccata da mani che non so ricordare.
Una scogliera dove mi lancio come sasso- La tua.
E come gabbiano rivaleggio controvento.
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Il mio instabile
nocciolo, la mia testa d'uovo:
i luogotenenti di una
crociata emotiva.
Qualcuno cerca
l'entrata come astronauta
e manda serpenti nella
mia orbita.
Tu hai visto l'ombra
della guardia ritrarsi,
ma ora dimentica, è
da dimenticare.
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Aroma
del cesso
Aroma del cesso.
Giallo stantio.
Ancora conservo quel
bacio turchese.
Ricalchi i miei errori
con la precisione dell’orlo di un pianto,
con pause di lino.
Aroma del cesso.
Eco d’addio.
Questo rimane del mio
sesso acerbo.
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EUR
Chi mi parlerà dei venti di settembre?
Ho solo pomeriggi arancio
e sandali olandesi,
pensieri stropicciati,
parole già in ginocchio.
L’autunno volta pagina.
Tu prendi a calci il mio universo.
Poco importa, me lo ricaccio in tasca.
Fuori della scuola.
Fuori della scuola.
Ricordo che soffrire era più che piacevole.
Ouverture.
Ossologia.
Crisantemi fra le labbra
e tombe sulle suole.
Pallida, scucita
volerò con Margherita.
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23
Mi è ancora estraneo
non parlare di cibo.
Certo,
ci sono i fiori
cieli
occhi d'uomini.
Ma la fatica
appartiene alla carne.
Io qui
ho creato un vortice con l’indice.
Piantato un chiodo nel mio istante peggiore.
Nutrito i vermi che mi fanno mangiare.
Ma quando incontro con le dita la pelle di Marco
per me impazzisce l’anatomia.
“Di notte fai ancora capolino nel mio ventre.
Una rossa ciliegia tra le tempie.
L’orco del bosco incantato”.
Intervallo
Com’è caldo rinascere, terra.
Leccando l’alba.
Leccando l’alba.
Fiori al pube
e uccelli di carezze.
Inzuppata di seta.
Curva nella brezza.
(al
mare)
Ma si fa tardi.
Le ore sono un volgare insulto
maestoso come Lev Tolstoj.
-Ci siete tutti?
Il film sta per cominciare.
Io, sacerdote di ciò che non fu festa
con chi mi presenterò?
-Unghie laccate
unico indizio
di un sorriso ch’è ormai chiuso
piegato
dimenticato
(guardare il cibo nel W.C.
guardarsi nel W.C.).
Capitano,
Questa mia vita
questa nave ossuta
nata, non è nata
fiorita, s’è sbiadita.
Tu fosti la torre
da cui se n’è saltata.
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UOVA
MARCE
Uova marce stamattina
mi fanno da contro cuscino.
A sassate di puntaspilli.
Cuocendo nel centro dello stomaco una medusa di
metastasi.
Un cane.
Pezzo di cane in gola.
Il nylon della colpa a valanga di muro.
Il cemento. Il mare a blocchi. Bidimensione del
sangue.
A croste.
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i
miserabili
Godot sta tremando
un Karamazoff da bufera.
Lui è l’incertezza.
Lama e piaga. Trama e ordito.
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Partenza
Aveva il tuo odore il vento in stazione.
La pioggia piana, i quotidiani sottobraccio.
Lo conservo ancora,
un semitono sopra
e ci finisco col sanguinare.
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A
Vincenzo
I
Mio primo fiume
mia sete inappagata,
tutte le notti ti resisto e appartengo
come il feto della luna
al cielo ancora caldo.
Così, ti prego, non fermarti adesso,
rimettimi nel mondo.
II
Guarda, ancora,
che nulla rassomiglia
al nostro curvo rito.
L’illecito calore, l 'evanescente, il sesso.
L’amore regalato
che porto di nascosto
sotto la maglia stretta dal buco del perdono.
Amore,
irrobustito dall’errore
in corsa coraggiosa a fior di suolo
sviata, un poco, eppure scintillante.
Mi slaccio via i blue jeans nella bufera.
Che siano vela, rotta e porto certo.
III
E dammi tutto intero
quel bacio che vacilli.
Ci abita da sempre la mia voce
di amante silenziosa e capovolta.
Non stare a domandarti la ragione
che in me, sei te che trovi
e dappertutto lasci.
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Saremmo stati come i temporali d'agosto
o tutti i semi, da un abbraccio ben disposti
a sconnettersi e mischiarsi
nell'amato mantello del cortile.
L'edera del tempo,
la tenue margherita
sul fianco del geranio.
Mia prima irrigazione,
mia sete che fa sete
tutte le notti m’affogo alla tua fonte
Tutte le notti mi sgravi nel mondo.
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SENZA
TITOLO
Nel cieco delle tasche
ti vedo tutti i giorni.
E prima non ti vedevo.
Pure nel viluppo dei respiri
quelli col fiato corto,
quelli che pigio ad ordinare.
L'ho piallata per 25 anni
ma la mia erre resta amara.
E ciò che mi appare non mi appartiene.
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