nota
biografica
Nasce
a Reggio Emilia il 16/04/1963 e risiede
a Cadelbosco Sopra tra il grande fiume e l’appennino.
è
operatore
sull’inserimento al lavoro per disabili adulti con ruoli di
coordinamento presso la Coop. Soc. Anemos a r.l. di cui è
socio fondatore.
Da
anni collabora con il Centro di Poesia Cultura e Arte di
Reggio Emilia nell’organizzazione di eventi locali sulla
poesia. Ha pubblicato “Interurbane” ed. Deacagna e
“Sinapsi di parole” ed. Libroitaliano.
Suoi
testi si possono trovare su internet ed è presente nella
antologia “IO scrivo” ed. Giulio Perrone ed in "VOCI.
Collettiva poetica 2006" ed. Rhymers’ Club.
Ha
partecipato a diversi Slam poetry anche se sinceramente non li
ama.
Ama
portare la sua poesia attraverso performance che coinvolgono
anche altre arti.
Attualmente
sta lavorando al miglioramento degli spettacoli “Amor
rebelde” e “La verità, vi prego sull’amore”.
E-mail
bclaudio@tele2.it, sito
internet www.bedocchi.com
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Abbassato
il pugno
Abbassato
il pugno
la
sinistra
già abbastanza sinistra
l’ho
messo nella tasca
intero
ancora integro
duro
e palpitante
lasciando
orizzonti negli occhi
bacilli
nei labirinti mentali
attraverso
il tronco
attento
a non indurire il cuore
di
tenerezza e stupore si vive
l’ho
messo nella tasca
vicino
allo sperma
l’ho
messo nella tasca
perché
di pancia sentirò
Che
nuovi
bambini
Che
nuovi
ragazzi
Che
nuovi
uomini
feconderemo
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Fummo
felici
Fummo
felici
Arditi
felini
Ardite
volute
Fra
corpi di brace
Fummo
felici
Sbranando
la carne
Infilzandoci
al cuore
Scambiandoci
il sangue
Come
pegno d’amore
Fummo
felici
D’ardita
battaglia
Con
morti e feriti
D’un
anima e l’altra
Finito
il sangue
È
giunta la morte
Cercata
sperata
Al
fine trovata
Ma
colpo di vento
Frazione
di tempo
Riaccende
la brace
Se
l’animo vivo
Non
ha avuto pace
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Questi
sbreghi di casolari
Questi
sbreghi di casolari
sbrecciati
muri con occhi aperti al cielo
licheni
tentano riattare
occupando
crepe con foglie
Terra
cotta torna a terra
aspettando
coltro affilato
vomere
a rigirare la storia
del
sudore contadino
Si
rincorrono le voci
tra
le stanze e le stalle
i
filòs d’invèren tàc’ al vàchi
a
còuntèrs al dé a sòugnèrs al dman
Fasesta
e partigian
zsoven
inamurê e mòundarîs
ché
van véa cul treno
per
soquanti palanchi
Generazioni
strette fra mura
figlie
della stessa spiga
nutrite
dalla stessa coppa
gelate
dalle stesse grandinate
Spaccate
come queste pietre
in
mattoni sbrecciati
che
soli non si bastano
ma
non sanno stare insieme
Questi
sbreghi di casolari
con
sguardi persi su grattacieli
fragili
icone di progresso verticale
qualcuno
credeva toccare il cielo con un dito
Yes
I’m lucky, I can walk under ladders
but
I’m lost in this world, in these words.
Riconosciuta
tonda la terra
smarrito
il cerchio divino.
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